lunedì 26 ottobre 2026 - 13:17
Temi mahdiani (39) | Le prove hadithiche della wilayat al-faqih (seconda parte)

Una delle tradizioni alle quali i giuristi islamici fanno riferimento per dimostrare la wilayat al-faqih è quella tramandata da ʿUmar ibn Hanzala.

Agenzia Hawzah News – La serie di riflessioni mahdiane, intitolata Verso la società ideale, è proposta agli stimati lettori con l’obiettivo di diffondere gli insegnamenti e le conoscenze legate all’Imam Mahdi (che Dio affretti la sua manifestazione).

Tra le prove più importanti a sostegno della wilayat al-faqih vi sono gli hadith, ossia le tradizioni tramandate. Nel numero precedente abbiamo esaminato un tawqiʿ dell’Imam Mahdi (che Dio affretti la sua manifestazione). In questo numero prendiamo in esame un’altra prova hadithica.

L'hadith maqbul di ʿUmar ibn Hanzala

Una delle tradizioni alle quali i giuristi islamici fanno riferimento per dimostrare la wilayat al-faqih è quella tramandata da ʿUmar ibn Hanzala.

ʿUmar ibn Hanzala fu uno dei compagni degli Imam Muhammad al-Baqir e Jaʿfar al-Sadiq (pace su entrambi), nonché un noto trasmettitore di hadith. Tra coloro che hanno tramandato tradizioni da lui riferite figurano eminenti compagni degli Imam, quali Zurara, Hisham ibn Salim e Safwan ibn Yahya. L'espressione «hadith maqbul», che letteralmente significa «hadith accettato», indica una tradizione riconosciuta e accolta dai sapienti.

Egli racconta:

«Chiesi all’Imam Jaʿfar al-Sadiq (pace su di lui): “Quando due sciiti sono in disaccordo riguardo a un debito o a un’eredità, è lecito che sottopongano la loro controversia al sovrano illegittimo o a un giudice da lui nominato?”».

L’Imam Jaʿfar al-Sadiq rispose:

«Chiunque si rivolga a loro per ottenere un giudizio […] non fa altro che rivolgersi al ṭāghūt e accettarlo come giudice. Ciò che il sovrano o il suo giudice gli riconosce in base a una sentenza è illecito, anche se il diritto è dalla sua parte, perché ciò che ha ottenuto gli è stato attribuito in virtù del giudizio del ṭāghūt, ossia di colui al quale Dio ha ordinato di non prestare fede. Come afferma il Sacro Corano:

یرِیدُونَ أَنْ یتَحَاکَمُوا إِلَی الطَّاغُوتِ وَقَدْ أُمِرُوا أَنْ یکْفُرُوا بِهِ

“Vogliono ricorrere al giudizio del ṭāghūt, mentre è stato loro ordinato di rinnegarlo” [Corano, 4:60]»

ʿUmar ibn Hanzala prosegue raccontando che, vedendo con quale fermezza l’Imam condannasse e proibisse ai suoi seguaci di rivolgersi al sovrano illegittimo e ai suoi giudici, gli chiese: «Che cosa devono fare, dunque, gli sciiti in simili circostanze?».

L’Imam (pace su di lui) rispose:

یَنْظُرَانِ إِلَی مَنْ کَانَ مِنْکُمْ مِمَّنْ قَدْ رَوَی حَدِیثَنَا وَ نَظَرَ فِی حَلَالِنَا وَ حَرَامِنَا وَ عَرَفَ أَحْکَامَنَا فَلْیَرْضَوْا بِهِ حَکَماً فَإِنِّی قَدْ جَعَلْتُهُ عَلَیْکُمْ حَاکِماً فَإِذَا حَکَمَ بِحُکْمِنَا فَلَمْ یَقْبَلْهُ مِنْهُ فَإِنَّمَا اسْتَخَفَّ بِحُکْمِ اللَّهِ وَ عَلَیْنَا رَدَّ وَ الرَّادُّ عَلَیْنَا الرَّادُّ عَلَی اللَّهِ وَ هُوَ عَلَی حَدِّ الشِّرْکِ بِاللَّهِ

«Quando due di voi sono in disaccordo, guardino a colui che, tra voi, tramanda i nostri hadith, esamina ciò che per noi è lecito e ciò che è illecito e conosce le nostre norme. Accettino dunque costui come giudice, perché io l’ho costituito autorità su di voi. Se egli emette una sentenza secondo le nostre norme e questa non viene accettata, significa che si è disprezzato il giudizio di Dio e si è respinto il nostro giudizio. Chi respinge il nostro giudizio respinge quello di Dio, e ciò equivale ad attribuire pari e soci a Dio»

(Al-Kāfī, vol. 1, p. 67)

In questa nobile tradizione si trovano alcuni principi importanti e fondamentali.

1. Nelle controversie non ci si deve rivolgere al sovrano illegittimo né ai giudici da lui nominati, poiché il Corano e la Sunna lo vietano.

2. L’Imam Jaʿfar al-Sadiq afferma che, in simili circostanze, occorre rivolgersi a chi trasmette gli hadith e conosce le norme della Famiglia del Profeta. È evidente che soltanto un faqih possiede una conoscenza approfondita e complessiva delle norme degli Imam, così come sono riportate nelle loro tradizioni.

3. La domanda iniziale riguarda una controversia tra due parti. Tuttavia, nella parte conclusiva della tradizione, l’Imam Jaʿfar al-Sadiq enuncia un principio generale:

فَإِنِّی قَدْ جَعَلْتُهُ عَلَیْکُمْ حَاکِماً

«Io l’ho costituito autorità su di voi»

Con queste parole, l’Imam riconosce al faqih il ruolo di «ḥākim», ossia di autorità dotata di potere di governo, responsabile della guida degli altri e dell’amministrazione dei loro affari.

4. L’Imam aggiunge che, quando questa autorità, investita del proprio incarico dall’Imam, emette una sentenza, essa deve essere accettata e rispettata. Respingerla significa respingere il giudizio dell’Imam, e respingere il giudizio dell’Imam equivale a respingere quello di Dio. Con questa formulazione generale, l’Imam riconosce al faqih un’autorità vincolante in tutte le questioni, individuali e sociali, giudiziarie e non giudiziarie.

Il celebre giurista sciita Muhammad Hasan al-Najafi, noto come Ṣāḥib al-Jawāhir (m. 1266 dell’Egira lunare), afferma:

«La nomina generale dei faqih si estende a tutti gli ambiti, al punto che tutto ciò che spetta all’Imam spetta anche al faqih. Le parole dell’Imam, “Io l’ho costituito autorità su di voi”, implicano infatti che il faqih sia un’autorità investita del potere di intervenire nelle controversie giudiziarie e negli altri ambiti di competenza e di autorità. Lo stesso principio emerge dal nobile tawqiʿ dell’Imam Mahdi (pace su di lui), nel quale si legge: “Essi sono la mia autorità probante nei vostri confronti”. Ciò significa: i giuristi costituiscono per voi un’autorità probante in tutti gli ambiti nei quali io stesso lo sono, salvo quelli che siano esclusi da una prova specifica».

(Jawāhir al-kalām, vol. 21, pp. 396-397)

Il maestro dei grandi giuristi, Shaykh Murtada al-Ansari (m. 1281 dell’Egira lunare), afferma:

«Il significato che ricaviamo dal termine “ḥākim” nell'hadith maqbul di ʿUmar ibn Hanzala è quello di un’autorità dotata di potere generale. Quando l’Imam afferma: “Io l’ho costituito autorità su di voi”, usa un’espressione analoga a quella con cui un sovrano o un governatore potrebbe dire agli abitanti di una città: “Ho nominato questa persona come vostra autorità”. Da tale formulazione si comprende che il sovrano ha conferito a quella persona il potere di intervenire in tutte le questioni, grandi e piccole, riguardanti gli abitanti della città e rientranti nell’ambito del governo».

(Al-Qaḍāʾ wa al-shahādāt, al-Shaykh al-Ansari, vol. 22, pp. 8-9)

Da quanto esposto risulta chiaramente che il faqih riceve la propria autorità dall’Imam infallibile. Sia nel tawqiʿ dell’Imam Mahdi sia nell'hadith di ʿUmar ibn Hanzala, è infatti l’Imam a costituire il faqih come autorità probante nei confronti dei fedeli e come autorità di governo su di loro. Di conseguenza, il faqih esercita la propria wilaya (autorità) sui fedeli in virtù della nomina e dell’investitura dell’Imam.

L’accettazione del faqih da parte del popolo e la possibilità di esercitare concretamente la sua wilaya dipendono poi dal consenso popolare e dal riconoscimento della sua autorità da parte della gente.

Tratto dal libro «La gemma della creazione» (Negin-e Āfarinesh), con lievi modifiche

(Segue…)

A cura di Mostafa Milani Amin

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